1978 L'Italia fa il suo esordio ai Campionati Europei
Nel 1978 il badminton e l'Associazione compiono tanti "primi passi" in tante direzioni.
A gennaio, viene stampato il primo Regolamento Tecnico del gioco con la sponsorizzazione (anche questa è una novità) della Marango Sport.
Ad aprile (dal 9 al 15), la squadra nazionale italiana, composta da 6 giocatori, effettua la sua prima trasferta e partecipa ai Campionati Europei a Preston, in Inghilterra.
Compongono la formazione azzurra Kurt Duschek (capitano), Carlo Klammsteiner, Heinz Knabl, Walli Raffeiner, Annelies Waldner e Lida Schopf. La quadra azzurra viene inserita nel quarto girone eliminatorio ed incontra Svizzera, Belgio e Portogallo.
Waldner Lorenz fu il team manager della squadra azzurra: "I nostri atleti erano bellissimi - ricorda - erano gli unici ad avere magliette e pantaloncini uguali: tutto blu scuro con una banda tricolore lungo le braccia. Addirittura ci fu qualcuno che venne a chiederci l'autografo. Però attenzione: la divisa non era merito, diciamo così, dell'A.I.B.S., ma degli stessi giocatori che, come me, avevano fatto fronte a tutte le spese: abbigliamento, racchette, viaggio, albergo. L'Associazione pagò soltanto la tassa d'iscrizione al Campionato. Eravamo bellissimi, ma certo non bravissimi: perdemmo tutte le partite e molte di queste addirittura a zero. Ci rendemmo così conto di come la nostra pratica sportiva fosse a livello familiare o giù di lì, mentre per cimentarsi a livello internazionale occorreva ben altro. E se ne rese conto anche l'EBU che l'anno successivo ci inviò due allenatori per un corso per istruttori. Un'altra cosa che mi colpì a Preston fu l'assoluto silenzio con cui si giocava. Il Regolamento allora era severissimo e ricordo che durante un match, un fotografo che era a bordo campo cambiò l'obiettivo alla sua macchina, facendo un rumore impercettibile. L'arbitro fermò il gioco e fece riprendere la partita solo quando il fotografo completò la sua operazione".
"Quella di Preston è stata un'esperienza indimenticabile" - afferma Kurt Duschek, che a fine carriera avrà collezionato oltre venti titoli italiani nelle varie specialità -. "L'impatto col gioco fu quasi traumatizzante: noi eravamo abituati a utilizzare le palline di plastica e lì si usavano i volani di piuma; poi noi non avevamo mai disputato delle partite al di fuori della nostra piccola palestra e del nostro ambiente: lì c'erano tanti campi, migliaia di persone che seguivano e applaudivano, quattro o cinque arbitri… Ci rendemmo conto che tecnicamente eravamo a bassissimo livello, era come se fossimo in visita a un altro mondo. Fu comunque entusiasmante come esperienza di gruppo e per le conoscenze che facemmo".
A marzo (dal 13 al 15) si svolgono i primi Giochi della Gioventù: le gare sono limitate a fasi locali con incontri di singolare maschile e femminile al meglio di tre giochi, con punteggio all'11 per i maschi ed all'8 per le femmine.
Nello stesso mese viene pubblicato il primo Regolamento in forma sperimentale per i Giochi della Gioventù.
A gennaio, viene stampato il primo Regolamento Tecnico del gioco con la sponsorizzazione (anche questa è una novità) della Marango Sport.
Ad aprile (dal 9 al 15), la squadra nazionale italiana, composta da 6 giocatori, effettua la sua prima trasferta e partecipa ai Campionati Europei a Preston, in Inghilterra.
Compongono la formazione azzurra Kurt Duschek (capitano), Carlo Klammsteiner, Heinz Knabl, Walli Raffeiner, Annelies Waldner e Lida Schopf. La quadra azzurra viene inserita nel quarto girone eliminatorio ed incontra Svizzera, Belgio e Portogallo.
Waldner Lorenz fu il team manager della squadra azzurra: "I nostri atleti erano bellissimi - ricorda - erano gli unici ad avere magliette e pantaloncini uguali: tutto blu scuro con una banda tricolore lungo le braccia. Addirittura ci fu qualcuno che venne a chiederci l'autografo. Però attenzione: la divisa non era merito, diciamo così, dell'A.I.B.S., ma degli stessi giocatori che, come me, avevano fatto fronte a tutte le spese: abbigliamento, racchette, viaggio, albergo. L'Associazione pagò soltanto la tassa d'iscrizione al Campionato. Eravamo bellissimi, ma certo non bravissimi: perdemmo tutte le partite e molte di queste addirittura a zero. Ci rendemmo così conto di come la nostra pratica sportiva fosse a livello familiare o giù di lì, mentre per cimentarsi a livello internazionale occorreva ben altro. E se ne rese conto anche l'EBU che l'anno successivo ci inviò due allenatori per un corso per istruttori. Un'altra cosa che mi colpì a Preston fu l'assoluto silenzio con cui si giocava. Il Regolamento allora era severissimo e ricordo che durante un match, un fotografo che era a bordo campo cambiò l'obiettivo alla sua macchina, facendo un rumore impercettibile. L'arbitro fermò il gioco e fece riprendere la partita solo quando il fotografo completò la sua operazione".
"Quella di Preston è stata un'esperienza indimenticabile" - afferma Kurt Duschek, che a fine carriera avrà collezionato oltre venti titoli italiani nelle varie specialità -. "L'impatto col gioco fu quasi traumatizzante: noi eravamo abituati a utilizzare le palline di plastica e lì si usavano i volani di piuma; poi noi non avevamo mai disputato delle partite al di fuori della nostra piccola palestra e del nostro ambiente: lì c'erano tanti campi, migliaia di persone che seguivano e applaudivano, quattro o cinque arbitri… Ci rendemmo conto che tecnicamente eravamo a bassissimo livello, era come se fossimo in visita a un altro mondo. Fu comunque entusiasmante come esperienza di gruppo e per le conoscenze che facemmo".
A marzo (dal 13 al 15) si svolgono i primi Giochi della Gioventù: le gare sono limitate a fasi locali con incontri di singolare maschile e femminile al meglio di tre giochi, con punteggio all'11 per i maschi ed all'8 per le femmine.
Nello stesso mese viene pubblicato il primo Regolamento in forma sperimentale per i Giochi della Gioventù.






